Lauretta Li Greci
a cura di Marta Riccobono
Lauretta (Laurea) Li Greci (1833-1849) è stata una poetessa siciliana attiva durante i primi anni del Risorgimento.
«E tu, giovine invitta, in su gli spaldi
Della tua patria di morir bramosa,
Poiché cader di servitù nei lacci
Novellamente non volesti, armando
Tosto di ferro la tua fragil destra,
Intrepida accorrevi ove più densa
Fervea la pugna»
L. Li Greci, Carme. Messina
Vita e formazione
Figlia del letterato siracusano Sebastiano Li Greci e di Donna Margherita Adamo, Lauretta Li Greci nacque a Palermo il 15 novembre 1833. Rimasta orfana del padre ad appena due anni, venne comunque allevata in un ambiente alto-borghese intellettualmente stimolante, e pur essendo educata in casa, le fu comunque garantita un’istruzione variegata, alla quale Li Greci affiancò ben presto una precoce attività letteraria frutto dello studio – per lo più da autodidatta – dei classici della letteratura italiana. Un valido saggio della sua cultura letteraria è offerto da alcune lettere che Li Greci inviò nell’autunno del 1847 al classicista e patriota siciliano Lionardo Vigo, nelle quali la giovane autrice, oltre a citare a memoria passi di Ovidio e Teocrito, manifestava un sincero apprezzamento per l’opera di Petrarca. Nelle medesime lettere Li Greci dava voce anche al proprio acerbo patriottismo, dichiarando nei confronti della Sicilia
quel patrio amore, che investir deve i figli che sono nati in questo suolo, che è il più famoso giardino d’Italia, quell’amore che incita a rendere illustri quegli avanzi, che possano attestare la gloria e la potenza di cui un giorno risplendeva la nostra patria. (Li Greci, 1847).
Oltre che dagli autori espressamente citati nelle lettere a Vigo, la poesia di Lauretta Li Greci fu profondamente influenzata anche dall’immaginario byroniano, dalla metrica di Manzoni e dal lirismo intimista di alcune poesie di Leopardi; a questi autori bisogna aggiungere, per sua stessa ammissione, Omero, Saffo, Dante, Tasso e, non da meno, Gaspara Stampa e Vittoria Colonna, assunte quali esempi di amore doloroso e di fedeltà coniugale. Nonostante la sua giovane età, Li Greci riuscì a padroneggiare con abilità un bagaglio di modelli così vario, utilizzandolo per dare vita a componimenti che, pur differendo nella veste metrica, sono comunque rappresentativi della temperie culturale che in Sicilia caratterizzò i primi anni del Risorgimento. A tale epoca si arresta, per forza di cose, la testimonianza di Li Greci, morta di tisi ad appena sedici anni il 4 luglio 1849. Le sue spoglie riposano tuttora a Palermo nella Chiesa di S. Domenico, Pantheon dei siciliani e delle siciliane illustri, nella stessa cappella di Giuseppina Turrisi Colonna, della quale fu fervida ammiratrice.
Attività letteraria
La produzione poetica di Lauretta Li Greci fu più ampia e particolareggiata di quella effettivamente giunta a noi a mezzo stampa. Ad oggi non esiste infatti una raccolta organica dei suoi scritti: molti sono da considerarsi perduti, mentre quelli a noi noti si trovano sparpagliati tra giornali, antologie e raccolte altrui. Va altresì ricordato che nel corso della sua breve esistenza Li Greci autorizzò la stampa di un solo componimento, Messina, pubblicato a Palermo nel 1849 per i tipi di Clamis e Roberti e successivamente inserito nella Strenna pel 12 gennaro 1849 realizzata dalla Legione delle Pie Sorelle in occasione dell’anniversario dello scoppio della rivoluzione antiborbonica a Palermo. Nel 1855 Girolamo Ardizzone pubblicò sulla Rivista scientifica letteraria artistica per la Sicilia due traduzioni dal greco – l’Ode all’amica di Saffo e il Lamento di Danae di Simonide – e due canzoni in endecasillabi sciolti intitolate A Girolamo Ardizzone e Alla Luna. Composte entrambe nel 1849, le due canzoni vennero successivamente incluse nella raccolta Canti di Girolamo Ardizzone del 1867. Bisognerà attendere invece il 1884 per vedere pubblicata l’ode In morte di G- Turrisi-Colonna, composta nel 1848 in occasione della scomparsa della nota poetessa palermitana e inserita da Francesco Guardione nel volume Lettere d’illustri italiani a Giuseppina Turrisi Colonna da lui curato. Sia Ardizzone che Matteo Musso – autore di un profilo biografico della poetessa, oltre che suo diretto conoscente – attribuiscono a Li Greci la maternità letteraria di svariate traduzioni dal greco e dal latino, oltre che di prose e poesie a tema storico-patriottico dedicate a figure come Kinzica de’ Sismondi, Dina e Clarenza, Alaimo da Lentini e Jane Grey. Sebbene nessuna di queste opere sia sopravvissuta alla sua autrice, la scelta dei soggetti è di per sé indicativa dell’interesse di Li Greci verso eroi e, soprattutto, eroine del passato che avevano lottato in prima persona per la libertà della patria: una sensibilità, la sua, comune ad altre autrici di età risorgimentale, e chiaramente ravvisabile anche nei pochi componimenti dati alle stampe.
Poetica e pensiero
È in particolar modo nel carme intitolato Messina che Li Greci diede voce al proprio amor di patria e allo sdegno nei confronti della violenza con cui l’esercito borbonico stava all’epoca tentando di riconquistare la Sicilia dopo i moti del 1848. Fin dall’incipit il carme si mostra vicino al modello del Giaurro, una novella in versi di Lord Byron dalla quale Li Greci prende in prestito soprattutto temi e ambientazioni. Ravvisando una forte somiglianza tra l’asservimento politico della Grecia all’Impero Ottomano narrato da Byron e la realtà della Sicilia borbonica, l’autrice cerca di infondere al proprio componimento la vis patriottica del poeta inglese, chiedendo ai messinesi di preferire la morte all’onta della sottomissione agli invasori. Nel prosieguo del carme, alla suggestione byroniana vengono mescolati numerosi altri riferimenti desunti dalla poesia ossianica – ma anche dall’Ortis, dalle Odi di Parini e dalla traduzione dell’Iliade ad opera di Vincenzo Monti – fino ad arrivare talvolta ad esibire la filiazione diretta da questi modelli per mezzo di citazioni puntali. Uno dei tratti di maggiore interesse di Messina è sicuramente lo spazio dedicato all’esaltazione della partecipazione femminile alla rivolta antiborbonica: in versi vibranti e carichi di ammirazione Li Greci loda il coraggio di Rosa Donato e delle numerose altre donne che, abbandonata la sicurezza offerta dalle mura domestiche, stavano allora combattendo in prima linea per difendere l’indipendenza della propria città e della Sicilia intera.
Nonostante i rigidi confini imposti dai modelli autoriali di riferimento – usati talvolta come una sorta di scudo difensivo, o come un modo per conferire credibilità e dignità letteraria al proprio lavoro – in Messina Lauretta Li Greci riesce nell’impresa di dare voce a un sentimento patriottico sinceramente partecipato e non di maniera, e per lei tanto più condivisibile se incarnato dalle donne. Un atteggiamento simile emerge anche dall’ode In morte di G. Turrisi-Colonna, autrice considerata da Li Greci alla stregua di una musa e lodata oltremodo per aver cantato la Sicilia e gli eroi che l’avevano resa illustre. È quasi certo che le due poetesse non si conobbero di persona, ma ciò non impedì a Li Greci di vedere in Giuseppina Turrisi Colonna quella «dolce sorella» della quale sperava di poter continuare la missione poetico-patriottica (Li Greci, 1884). Attraverso l’uso della forma metrica dell’ode canzonetta, comune tanto agli inni sacri quanto alle odi civili di manzoniana memoria, Li Greci implorava la defunta Turrisi Colonna affinché proteggesse lei e la Sicilia, preservandone la libertà dai Borbone e dal controllo poliziesco che per lungo tempo gli intellettuali e tutta la popolazione erano stati costretti a sopportare. Negli stessi anni in cui Mameli chiamava a raccolta i «Fratelli d’Italia» per incitarli a liberare la Penisola dal dominio delle potenze straniere, anche Lauretta Li Greci si riconosceva unita da un sentimento di sorellanza a un’autrice sua concittadina, ben più celebre e apprezzata di lei, con la quale sentiva di condividere lo stesso desiderio di cantare in versi le glorie e il riscatto della propria terra natale. Quello per Turrisi Colonna è dunque un canto encomiastico e patriottico insieme, dal quale emerge la chiara consapevolezza di Li Greci circa il ruolo attivo che le donne avrebbero potuto e dovuto assumere in un momento così delicato per la Sicilia e per l’intera penisola italiana.
A Lauretta Li Greci va dunque riconosciuto il merito di essersi appropriata in maniera matura e consapevole di autori e testi considerati canonici sia dalla tradizione classica e classicista sia da quella romantica, e di averli parzialmente rielaborati in modo tale da esprimere, per loro tramite, una sua personale visione del mondo e, soprattutto, dell’impegno politico femminile in età risorgimentale. Prima ancora che come timida e dolente imitatrice di Leopardi, Lauretta Li Greci andrebbe dunque ricordata per ciò che fu a tutti gli effetti: una poetessa-patriota, che nei suoi versi non ebbe timore di raccontare l’attualità né dissimulò mai la propria adesione a un ideale politico compiutamente antimonarchico, antiborbonico e indipendentista.
Critica e ricezione
Fin dagli anni immediatamente successivi alla sua scomparsa, a Lauretta Li Greci sono state dedicate note di carattere bio-bibliografico che insistendo sulla cagionevolezza della salute piuttosto che sul valore letterario dei suoi scritti tendevano a imprigionarla nello stereotipo tardo romantico della giovane donna sofferente, amante dei versi languidi e presaga della propria morte prematura. Matteo Musso, ad esempio, la paragonava a un fiore esotico «che trasportato in clima si disfà nei suoi petali prima di spandere il suo odore e di rallegrare col suo vivo colore» (Musso, 1910), mentre Lionardo Vigo descriveva la poetessa come «gracile e quasi diafana, come se di cera la sua compagine», sicché «ancor viva, era già cosa di cielo» (Vigo, 1850). Nei loro racconti, entrambi gli autori aderiscono a una retorica volta a trasformare Li Greci in una sorta di donna-angelo e ad interpretare, di conseguenza, i suoi versi in senso esistenzialista, come se fossero stati scritti al solo scopo di sfogare un’inconsolabile malinconia.
Similmente, nel corso del Novecento, tutti i resoconti e le storie letterarie in cui Li Greci viene menzionata insieme ad altre autrici coeve che, al pari di lei, composero versi di argomento patriottico tendono a dare maggiore rilievo alla sua breve parabola esistenziale piuttosto che soffermarsi sul valore letterario della sua poesia, liquidandola come una delle tante imitatrici di Leopardi: così avviene, ad esempio, nella Storia letteraria d’Italia di Mazzoni (1913), nel Dizionario dei siciliani illustri di De Gubernatis (1939) o nella raccolta antologica I poeti minori dell’Ottocento curata da Ettore Janni (1955). All’oblio gradualmente sopraggiunto nella seconda metà del Novecento ha posto un argine, a partire almeno dagli anni Ottanta del secolo scorso, il rinnovato interesse delle studiose e degli studiosi per le autrici di età risorgimentale e per il loro attivo coinvolgimento, attraverso un’intensa attività letteraria, nelle vicende storico-politiche che portarono all’unità d’Italia. È grazie a questi studi, volti a leggere la storia da una prospettiva di genere, se è ormai assodato che in un’epoca come quella risorgimentale, fortemente caratterizzata da una netta separazione dei campi d’azione tra uomini e donne, autrici come Lauretta Li Greci seppero ritagliarsi un ruolo di primo piano attingendo con maestria a un ampio repertorio di modelli e di mezzi formali, sapientemente sfruttati per incitare, da un lato, gli uomini a liberare l’Italia dall’invasore straniero e, dall’altro, per fornire alle donne una genealogia di eroine alle quali ispirarsi. In anni recenti, un superamento del mero biografismo e una maggiore attenzione nei confronti dei versi civili di Lauretta Li Greci sono ravvisabili nei saggi di Giovanna Lombardo, Cristina Carnemolla e Marta Riccobono, che hanno contribuito a restituire autorevolezza alla figura della giovane poetessa palermitana.
Opere e edizioni
Carme. Messina, Palermo, Clamis e Roberti, 1849.
A Girolamo Ardizzone, «Rivista scientifica letteraria artistica per la Sicilia», anno I, n. 5-6, 1855.
Alla Luna, «Rivista scientifica letteraria artistica per la Sicilia», anno I, n. 5-6, 1855.
In morte di G. Turrisi-Colonna, in Lettere d’illustri italiani a Giuseppina Turrisi Colonna, e alcuni scritti della sorella Anna, a cura di Francesco Guardione, Palermo, Tipografia editrice del Tempo, 1884, pp. 21-23.
Bibliografia
Carnemolla Cristina, Madri, sorelle e figlie d’Italia: il Risorgimento nei versi di Concettina Ramondetta Fileti (1829-1900), Teresa Iacono Roccadario (1842-1939) e Lauretta Li Greci (1833-1849), «Rivista di Studi Italiani», anno XXXVIII, n. 1, 2020.
Lombardo Giovanna, Lauretta Li Greci, in Siciliane. Dizionario biografico, a cura di Marinella Fiume, Siracusa, E. Romeo Editore, 2006, p. 678.
Mori Maria Teresa, Figlie d’Italia. Poetesse patriote nel Risorgimento, Roma, Carocci, 2011.
Musso Matteo, Illustrazione del Pantheon siciliano nel tempio di S. Domenico di Palermo, Palermo, Stabilimento Tipografico Virzì, 1910.
Riccobono Marta, “Spettatore inerte / Non fu di tanto orror l’amabil sesso”. Patriottismo e sorellanza in due poesie di Lauretta Li Greci, in Sorelle d’Italia. Scrittrici e identità nazionale, a cura di Chiara Natoli e Rosalia Raineri, Palermo, Palermo University Press, 2020, pp. 43-58.
Ead., “Nella dovuta decenza e modestia”. Versi civili e ricezione critica di quattro autrici siciliane del Risorgimento, Tesi di perfezionamento in Letterature e Filologie moderne, Pisa, Scuola Normale Superiore, 2020.
Vigo Lionardo, Biografia di Lauretta Li Greci, Palermo, Morvillo, 1850.
Testi digitali
Ardizzone Girolamo, Canti di Girolamo Ardizzone, 1867.
Guardione Francesco, Lettere d’illustri italiani a Giuseppina Turrisi Colonna, e alcuni scritti della sorella Anna, 1884.
Legione delle Pie Sorelle, Strenna pel 12 gennaro 1849, 1849.


